Un’economia instabile

Il titolo del nostro blog costituisce una descrizione sintetica del capitalismo moderno. Default, bolle speculative, spread ed altri termini tipici del gergo economico/finanziario hanno ormai invaso i media e primeggiano fra gli argomenti del dibattito politico quotidiano. Con i nostri interventi cercheremo di capire meglio perché questa realtà economica sia così importante per comprendere le radici della crisi contemporanea.

Innanzitutto, dobbiamo chiederci se il capitalismo sia un sistema economico che, di per sé, possa garantire livelli adeguati di occupazione, di reddito, ed un’equa distribuzione dello stesso. La risposta di grandi pensatori del passato, come Keynes, Marx e Minsky, è negativa: l’incertezza legata al futuro rende impossibile l’idea che, in ogni periodo, investimenti e consumi possano determinare una distribuzione sufficiente ed equa di reddito e produzione.

Hyman Minsky (1919-1996) è stato il teorico per eccellenza dell’instabilità finanziaria. La sua concezione del capitalismo finanziario come sistema dominato dall’incertezza è tornata attualissima a seguito della Grande Recessione iniziata nel 2007.

Per tale ragione, esso è periodicamente sottoposto a delle crisi, con effetti spesso destabilizzanti; e tuttavia ogni crisi ha la sua particolare dinamica, che la rende differente dalle altre.

Molti commentatori ritengono che la crisi attuale, iniziata con il Grande Crollo del 2007 legato ai mutui subprime americani, sia soprattutto il frutto di una eccessiva finanziarizzazione dell’economia. In sostanza la crescente deregolamentazione del sistema finanziario (come ad esempio l’abolizione della separazione fra banche d’investimento e istituti di risparmio) avrebbe favorito comportamenti scorretti, tutti volti alla speculazione a breve termine, ma che nel medio periodo si sarebbero rivelati socialmente devastanti.

A qualche anno di distanza dallo scoppio della crisi, ci sembra di poter individuare cause più profonde, e cioè la natura ciclica dell’economia capitalistica. Riprendendo proprio la prospettiva di analisi di Hyman Minsky, appare evidente come “la stabilità sia destabilizzante”: i periodi di tranquillità economica portano infatti le unità economiche (famiglie, banche ed imprese) ad aumentare progressivamente, a causa delle aspettative euforiche, il rapporto di indebitamento nei propri bilanci. Ciò significa che ogni unità economica, con il passare del tempo, vorrà finanziare le sue passività a breve termine con attività a medio termine (il cosiddetto “allungamento” dei bilanci, soprattutto bancari). Se da un lato ciò dà impulso alla domanda e all’economia in genere, contemporaneamente rende più fragili le posizioni degli agenti economici, rischiando poi di far precipitare gli stessi in posizioni “ultraspeculative”, dove le entrate monetarie di famiglie ed imprese non sono sufficienti a ripagare né gli interessi, né le quote capitali dei debiti dovuti al sistema bancario.
Quando si arriva a questo, si giunge ad un punto di svolta superiore del ciclo, ovvero una crisi.

Le fluttuazioni (cicliche) delle principali variabili macroeconomiche.

La prospettiva minskiana, perciò, individua solo una possibile soluzione al problema: governare l’instabilità, mediante il ruolo della regolamentazione e dell’intervento pubblico nell’economia, volto a difendere l’economia reale, l’occupazione e la domanda dall’incertezza radicale che caratterizza il capitalismo, e contemporaneamente a promuovere una gestione dell’economia più equa e socializzata. Nei prossimi interventi, proveremo ad approfondire queste tematiche.

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2 commenti

  1. questo tipo di economia non funziona ed e’ stata inventata ad hoc per giustificare macchinazioni colossali altrimenti impossibili senza privatizzazioni, deregulations… inoltre, a me la versione “ciclica” di crisi sa tanto di giustificazione accademica per eventi ancora una volta causati volontariamente; non sono un economista ergo in ogni caso e’ un argomento da approfondire! 😉

  2. “questo tipo di economia non funziona ed e’ stata inventata ad hoc per giustificare macchinazioni colossali altrimenti impossibili senza privatizzazioni, deregulations”

    Non sono d’accordo, anche perché non esiste un solo tipo di economia. Certamente nell’ambito di questo tipo di economia i gruppi finanziari manipolano l’andamento delle legislazioni e fanno in modo di rendere le strutture politiche “a loro immagine e somiglianza”, creando delle crisi che trasferiscono ricchezze al settore finanziario. Ma sai come la penso, il capitalismo non è stato “inventato”: altrimenti basterebbe far fuori il principio del Male e tutto sarebbe risolto. L’umanità crea le sue strutture, almeno questo è il mio punto di vista.

    “a me la versione “ciclica” di crisi sa tanto di giustificazione accademica per eventi ancora una volta causati volontariamente”

    Sei totalmente fuori strada 🙂 Se pensassi che le crisi non sono frutto di decisioni coscienti non starei nemmeno studiando questi argomenti. Il senso dell’analisi minskiana è che il settore privato reagisce in un certo modo agli input provenienti dall’andamento complessivo dell’economia; ovviamente la formazione di questi input è il frutto anche e soprattutto di decisioni (spesso errate).

    Grazie per aver letto l’articolo in ogni caso 😉

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