L’economia postmoderna – Pt. 1

Il carattere di instabilità minskyana dell’economia capitalistica è arrivato al suo culmine nel periodo appena antecedente all’attuale crisi economica, scoppiata “ufficialmente” nel 2008 a seguito del fallimento della banca d’affari Lehman Brothers e riverberatasi nella crisi europea dei debiti esteri.

Oggi più che mai non è possibile considerare i mercati finanziari come una componente del sistema di equazioni che porta all’equilibrio economico generale come nei vecchi modelli di stampo neoclassico e neo-keynesiano. Allo stesso tempo risulta anche difficile immaginare di considerarli come parte dello schema di natura sequenziale con causalità probabilistica keynesiano.
Dopo il lungo periodo della grande “repressione finanziaria”, durato all’incirca dal New Deal rooseveltiano fino allo scoppio delle due grandi crisi petrolifere del ’73 e del ’79, si è avuta gradualmente un’inversione di rapporti tra economia reale e mercati finanziari dovuta essenzialmente al periodo della grande deregolamentazione della finanza negli anni ’80 con Reagan negli USA e Tatcher in UK. I mercati finanziari, da parte integrante e funzionale a un oliato e migliore funzionamento dei meccanismi dell’economia reale, se ne estrinsecano, diventano così elemento centrale della realtà economica del mondo occidentale e relegano l’economia reale a un ruolo secondario completamente soggetto ai loro umori e alle loro influenze, tanto da essere anche termometro politico e a far cadere, nel loro nome, anche dei governi.

In questo nuovo paradigma i mercati finanziari “sono” l’economia e si deve fare tutto il necessario affinché stiano in buona salute, con buona pace dell’effettivo stato di benessere dell’economia reale. Questa nuova fase dell’economia capitalistica è stata descritta e definita come epoca dell’economia postmoderna da Christopher Cole, portfolio manager dell’Artemis Capital Management.
L’economia reale e i mercati finanziari rappresentano rispettivamente la prima e la seconda dimensione della realtà economica contemporanea e il loro sostrato è costituito da una terza dimensione comprendente la volatilità e le correlazioni e di un’ulteriore quarta dimensione costituita dalla volatilità della volatilità.    postmodern economy

Per dare una migliore idea del ruolo di queste ulteriori dimensioni, Cole fa due esempi:
1. Se i mercati finanziari rappresentano uno specchio riflettente la nostra visione dell’economia reale, allora le dimensioni più profonde misurano la distorsione del riflesso.
2. Facendo riferimento al mito della caverna di Platone, l’economia reale è la realtà che esiste fuori dalla caverna, i mercati finanziari sono le ombre sul muro della caverna e la volatilità è la credenza collettiva nel pensare che le ombre sulla caverna siano la realtà.

Qui la seconda parte.
Qui la terza parte.

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3 commenti

  1. Thanks for composing this. I believe more folks should have a position.

  2. glauco benigni · · Rispondi

    ben vengano le storicizzazioni che offrono giustificazioni techno-esoteriche a quanto sta accadendo. Non dimentichiamo però che una Razza Padrona Mondiale ha sostenuto strumentalmente la deregulation di Reagan-Thatcher per riacquisire e rilanciare una la propria Supremazia a discapito delle classi subordinate.
    La Dea Finanza e il Dio Mercato si muovono sulle gambe dei loro Sacerdoti che hanno gli stessi nomi e cognomi da 3 secoli. Fuori i nomi, pls !

  3. Hi there colleagues, fastidious paragraph and fastidious urging commented at this place, I am in fact enjoying by these.

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