Credibilità e Politica

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Esiste un termine che monopolizza il dibattito politico e sul cui altare il partito democratico ha sacrificato il proprio successo elettorale, condannando il paese all’ingovernabilità: questo termine è “Credibilità”.

Per essere credibile il PD ha sostenuto il governo Monti e le sue politiche di austerità, rinunciando all’eventualità di stravincere le elezioni in caso di voto anticipato. Da quell’abbraccio mortale è dipesa l’operazione di logoramento del proprio elettorato, in quanto la gente ha cominciato a percepire l’agenda “Bersani” come un paragrafo, della già sperimentata, agenda Monti. Il problema è che il termine credibilità di per se non vuol dire una beneamata fava; bisogna infatti specificare il soggetto verso cui si vuole essere credibile. Essere credibile infatti, nei confronti del proprio carnefice, solo in un Italia alla deriva nel proprio moralismo, può essere considerato un valore. Quando si parla di credibilità il soggetto, a volte non specificato, è  rappresentato dai mercati e dalle istituzioni Europee. Dietro questa declinazione del termine si cela un aspetto alquanto antidemocratico avallato dai vertici del PD e del PDL ; ossia l’idea che un paese possa subire attraverso lo spread un attacco alle proprie istituzioni democratiche.

Con la lettera della BCE del 5 Agosto 2011 infatti il nostro paese ha subito un vero e proprio  ricatto, in quanto, il nostro Mario Draghi, ha anteposto di fatto, ogni iniziativa a difesa del debito pubblico Italiano, all’accettazione supina delle politiche di austerità. Per imporre tali politiche si sono avallate sostituzioni antidemocratiche di governi legittimamente eletti con burocrati graditi ai vertici della trojka.

Per essere credibile il PD ha sottostato ai diktat provenienti da Francoforte votando il Fiscal Compact ed il pareggio di bilancio in costituzione e per questo il legame con il proprio elettorato si è indebolito inesorabilmente. Tuttavia grazie alla buona riuscita delle primarie, dovuta soprattutto all’esplosione del fenomeno Renzi e all’inconsistenza degli eredi del berlusconismo, il PD era riuscito a nascondere quella frattura.

Il rapporto tuttavia si è incrinato nuovamente in campagna elettorale; Berlusconi è riuscito a liberarsi da quell’austero abbraccio mortale, presentandosi come l’alfiere dell’anti-montismo, nonostante 2 mesi prima aveva offerto al professore la leadership del centro destra. Il PD invece ha preferito continuare ad essere credibile nei confronti della trojka, ed ha creduto che le politiche di destra imposte dalla Merkel,  potessero essere declinate a sinistra attraverso quella che Sapir ha definito, “L’austerità dal Volto umano”.

              “Il problema sta nella posizione insostenibile adottata dal partito: la difesa “l’austerità dal volto umano”. Gli italiani hanno capito intuitivamente che di volto umano ce ne sarebbe stato poco e sarebbe rimasta l’austerità”.

L’Italia ha percepito il rischio di un governo Monti-Bersani, ed il PD non è riuscito a liberarsi da quell’accostamento sinistro, anzi è sembrato adagiarsi su una via già apparentemente segnata. Lo stesso Fassina al Financial Times dichiarava, in piena campagna elettorale, “ Non toccheremo le riforme di Monti”, mentre Bersani sullo stesso quotidiano dichiarava qualche settimana prima “Quando sarò al governo non rinegozierò il Fiscal Compact”. Il premio nobel Paul Krugman ha recentemente sintetizzato in maniera eccellente le contraddizioni della sinistra Italiana:

Ma ricordate: l’Italia non è un caso unico: politici non rispettabili stanno montando in tutto il sud dell’Europa. E il motivo per il quale questo accade è che i politici rispettabili non vogliono ammettere che le politiche che hanno imposto ai paesi debitori sono un disastroso fallimento“. 

Quindi se la sinistra vuole essere credibile pensi prima ad esserlo nei confronti del proprio elettorato, evitando inutili viaggi della speranza a Londra o a Bruxelles, liberandosi dall’abbraccio mortale delle politiche deflattive imposte da Berlino.

Nelle prossime settimane affronteremo le conseguenze disastrose dell’accostamento del termine credibilità alle politiche economiche imposte ai paesi periferici.

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Un commento

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