L’economia postmoderna : L’economia reale – Pt.2

Uno dei pilastri dell’economia postmoderna è il dogma della Banca Centrale indipendente dai Ministeri del Tesoro . Con questo espediente si elimina la possibilità che la Banca Centrale intervenga sul mercato primario come “prestatore di ultima istanza” alle aste del debito pubblico comprando i Titoli di Stato di nuova emissione a un tasso d’interesse deciso dallo Stato, si lascia così decidere il tasso d’interesse da pagare sui Titoli di Stato ai “mercati”.

E’ utile far rilevare che questi fantomatici “mercati” non sono entità ultra-terrestri che hanno il compito di giudicare la condotta degli Stati e quindi, in base a questa, determinare il tasso d’interesse che lo Stato ha dimostrato di meritare. In realtà alle aste sul mercato primario possono accedere i cosiddetti “Specialisti in Titoli di Stato” che altro non sono che le maggiori banche d’affari del pianeta e che, essendo degli istituti privati, hanno come tali interessi privati.

Viene dunque chiuso il cosiddetto “canale del Tesoro”, ossia la possibilità degli Stati di finanziare i loro deficit pubblici con nuova base monetaria creata dalla Banca Centrale (su cui lo Stato può inoltre incassare il signoraggio  dovuto al fatto che il tasso d’interesse che lo Stato paga alla Banca Centrale sui Titoli di Stato che questa ha comprato, gli viene rigirato, poiché la Banca Centrale è essa stessa un’istituzione dello Stato), dovendo quindi sperare a ogni asta che il tasso d’interesse richiesto dai mercati sia il più basso possibile . L’aumento di tale tasso d’interesse comporta un aumento della spesa pubblica in conto interessi e quindi un vincolo dello Stato a ridurre la spesa pubblica corrente e/o in investimenti se non vuole far aumentare sia il deficit pubblico, sia il debito pubblico e probabilmente anche determinare un conseguente ulteriore aumento dei tassi d’interesse richiesto dai mercati per compensare l’accresciuto rischio di insolvenza dello Stato e così via in un circolo vizioso potenzialmente senza fine.
Effettivamente nel grafico sotto si può vedere come dal 1981 in poi (anno in cui ci fu il famoso “divorzio Tesoro-Bankitalia”) i tassi d’interesse reali pagati dallo Stato italiano siano letteralmente esplosi.  (In rosso i titoli a breve termine e in blu per quelli a lungo termine).

tassi interesse reali ITA

A fronte della chiusura del “finanziamento del Tesoro”, che permetteva di immettere liquidità nell’economia reale tramite investimenti pubblici o spesa corrente, le banche centrali per rispondere alle crisi economiche hanno preferito immettere liquidità all’interno del sistema finanziario stesso per fini diversi (abbattimento dei Tassi Ufficiali di Riferimento, QE1-QE2-QE3 per la Federal Reserve e LTRO per la BCE).

Si capisce bene come questi processi storici, così come gli interventi a sostegno dei sistemi finanziari, abbiano contribuito a causare una redistribuzione della ricchezza dai contribuenti del ceto medio e basso ai cosiddetti “rentiers”( i possessori di capitali che possono metterli a frutto investendoli in Titoli di Stato o altri strumenti finanziari più complessi, di certo parlando di rentiers non si sta parlando dei “Bot-people”) e che si sommano a un processo di lungo periodo che vede diminuire la quota salari in tutti i paesi occidentali in modo persistente e le cui cause sono riscontrabili soprattutto nella riduzione della progressività dell’imposizione fiscale e nell’aumento della quota dei super-stipendi di top manager e dirigenti di banche e imprese (ma qualcosa inizia a cambiare nei posti più inattesi).

quote salari mondo

Naturalmente la caduta della quota salari avrebbe prodotto una caduta dei redditi disponibili e quindi dei consumi, cosicché per contrastare la conseguente caduta della domanda aggregata si è proceduto a creare la figura che Bellofiore e Halevi hanno chiamato del “consumatore indebitato”, che, per sostenere gli stessi o maggiori standard di vita precedenti, viene “aiutato” con credito al consumo e mutui facili, il debito privato aumenta a vista d’occhio.

Queste due immagini rappresentano l’andamento della quota consumi e della quota salari negli USA e in Italia e del superamento della prima sulla seconda avvenuto nel 1983 negli USA e nel 1994 in Italia. Da lì inizia l’erosione del celebre “risparmio delle famiglie italiane” accumulato nei decenni precedenti.

Quotasalari e quota consumi USA

Quotasalari e quota consumi ITALIA

Chiaramente tutti abbiamo fresco in mente cosa ha portato questo processo insostenibile negli USA nel 2007, ma in economia sembra che stranamente si faccia presto a dimenticare gli errori.

Qui la prima parte.
Qui la terza parte.

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