Viaggio nell’instabilità – parte 1

Keynes senza incertezza è come l’Amleto senza il Principe.

Hyman Minsky, Keynes e l’instabilità del capitalismo

Nell’intervento di apertura del blog, abbiamo visto come la caratteristica principale del sistema capitalistico sia l’incertezza insita nelle decisioni degli agenti economici. Ciò è dovuto principalmente al fatto che è il sistema delle imprese, in maniera non coordinata, a decidere cosa, quanto e come produrre: se i profitti attesi non coincidono con quelli effettivamente realizzati, le imprese si troveranno in una condizione di eccesso di capacità produttiva. La naturale conseguenza di ciò è l’inasprirsi dei licenziamenti, il calo dei salari e l’aumento della disoccupazione; e naturalmente l’allontanamento da qualsiasi condizione di “equilibrio” immaginata dagli economisti neoclassici.

Il cruccio principale della politica economica è perciò rappresentato dal problema della domanda: come contrastare le tendenze al calo dei profitti che si verificano durante le crisi, dovute a crolli nel potere d’acquisto di cittadini ed imprese?

Le soluzioni “moderne” al problema vedono nel sistema bancario il perno del sostegno alla domanda. Come Hyman Minsky illustra nel suo “Keynes e l’instabilità del capitalismo” (1975, Bollati Boringhieri Ed.), le imprese si rivolgono innanzitutto alle banche, e in seconda battuta all’emissione di titoli sui mercati azionari, per finanziare i propri investimenti; mentre storicamente la domanda di consumi da parte dei cittadini è sempre stata finanziata in larga misura dai salari.
Ciò implica che i rapporti di credito esistenti fra banche ed imprese legano a doppio filo il destino delle prime a quello delle seconde: per condurre agevolmente l’operazione di estensione del credito, le banche creditrici dovranno quindi “credere” nella scommessa effettuata dall’impresa, quando essa piazza i suoi prodotti sul mercato.

L’intensità, la natura e le condizioni dei rapporti di credito fra banche ed imprese, come lo stesso Minsky ci insegna, dipendono dal ciclo economico: in periodi di recessione, come quello che stiamo vivendo sin dal 2007, crolla la fiducia del sistema bancario nel vedersi rimborsati i prestiti concessi; questi ultimi diventano perciò sempre più scarsi ed onerosi.

L'andamento dei prestiti bancari al settore non finanziario (cittadini ed imprese). Fonte: Bankitalia

L’andamento dei prestiti bancari al settore non finanziario (cittadini ed imprese). Fonte: Bankitalia

Ma come si passa da condizioni di salute dei rapporti banche-imprese a condizioni di fragilità? L’analisi minskiana distingue tre posizioni finanziarie, ovvero tre scenari a cui corrispondono diverse differenze fra entrate ed uscite nei “portafogli” degli agenti economici, caratterizzate da un crescente rischio economico:

  1. Posizione coperta – l’agente economico gode di entrate superiori alle uscite in ogni periodo, ed è quindi in grado di restituire sia le quote capitali che gli interessi sui debiti che ha contratto.
  2. Posizione speculativa – a breve termine le entrate sono inferiori rispetto agli impegni di pagamento, ma l’agente economico riesce comunque a coprire il pagamento degli interessi; è possibile che per rimborsare delle quote prese a prestito l’agente economico debba rifinanziarsi, attingere ai propri risparmi o vendere alcune sue attività.
  3. Posizione ultraspeculativa (o “Ponzi”) – le entrate, non solo nel breve termine, sono inferiori agli impegni di pagamento, interessi inclusi: per restituire il capitale preso in prestito l’agente economico non potrà che indebitarsi ulteriormente o continuare a vendere attività per ottenere dei fondi.

Una situazione di tranquillità economica porta ad un abbassamento dei margini di sicurezza di cui le banche tengono conto nel decidere se erogare o meno dei finanziamenti; a loro volta, le imprese saranno tentate ad aumentare il proprio indebitamento esterno, in condizioni di aspettative positive sul futuro; e infine i cittadini saranno indotti ad investire in qualche modo i propri risparmi, diminuendo le proprie riserve di denaro liquido. Chiaramente, un agente economico (ad esempio, un’impresa) può trovarsi a passare da una posizione all’altra a causa di qualche evento; molto spesso è una caduta dei guadagni attesi in precedenza a far precipitare l’impresa da una posizione “coperta” ad una “speculativa”, e il complesso insieme di relazioni che legano i bilanci delle banche creditrici a quelli delle imprese debitrici, così come a quelli delle famiglie risparmiatrici, fa sì che le crisi di un particolare gruppo di imprese si estendano all’economia intera.

Il passaggio da una posizione di minor rischio ad una più rischiosa, come abbiamo visto, farà sì che le unità cerchino di disfarsi dei debiti svendendo i propri beni e le proprie attività: questo, tuttavia, determina una caduta del livello generale dei prezzi dei beni e delle attività stesse, e di conseguenza colpisce i redditi aggregati; è l’inizio di una “grande depressione“.
Crollano investimenti, profitti, reddito, occupazione, fiducia e velocità di circolazione della moneta; e inizia un’operazione di deleveraging, cioè di ripudio del debito a causa delle ripetute insolvenze degli agenti economici. Un fenomeno che è attualmente in corso, ed ha proporzioni notevoli.

Il deleveraging nel Regno Unito: crolla la ricchezza delle famiglie. Fonte: Financial Times

Ecco perché, nelle parole di Minsky, “la stabilità è destabilizzante”: la tranquillità economica porta con sé le radici dell’instabilità e della depressione che verranno, e che possono essere evitate solo tramite una politica economica intelligente. Ne parleremo nei prossimi interventi.

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