Cipro ed il metodo Amato.

Questa settimana i ministri delle finanze dell’Eurozona hanno deciso di concedere un prestito di 10 miliardi di euro al governo cipriota, subordinandolo all’adozione del famigerato “metodo Amato”. Il 10 luglio del 1992 infatti il primo ministro italiano Giuliano Amato, nel vano e dannoso tentativo di tenere agganciata la lira all’interno dello SME, attuò un prelievo forzoso dei conti correnti dei cittadini italiani del sei per mille.

Questa volta le dimensioni in gioco sono ben diverse; infatti il governo ha imposto una tassa straordinaria del 6,75% per i depositi sotto i 100 mila euro e del 9,99% per quelli superiori. Con tale misura il governo prevede di incassare 5,8 miliardi di euro, cioè più del 30% dell’intero PIL  dell’isola (17,5 miliardi di euro).

Secondo la vulgata corrente ci dovremmo aspettare che a far da contraltare a questo drammatico quadro, ci sia uno stato sprecone in grado di sperperare in pochi anni quasi l’intero PIL dell’isola.

In realtà stiamo assistendo ad una crisi fotocopia della crisi ellenica, spagnola ed Irlandese. Nei 5 anni precedenti la crisi infatti, il governo cipriota era riuscito ad abbattere il debito pubblico di ben 20 punti passando dal 69,7% del 2003 al 48,6% del 2008, come del resto la Spagna  e l’Irlanda ; da notare come la  virtuosa Germania nello stesso periodo avesse un trend in controtendenza, in quanto spendeva a debito per sostenere le sue imprese.

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Il problema di conseguenza se non può essere imputato al settore pubblico dovrà annidarsi nel settore privato ed infatti dai grafici notiamo:

  • un profondo passivo nella bilancia dei pagamenti;
  • un ingente afflusso di investimenti diretti esteri;
  • una tendenza al credito facile del sistema bancario al settore privato.

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In altre parole assistiamo anche qui alla riedizione del ciclo di Frenkel (qui Bagnai ne parla nel romanzo di centro e periferia):

  • Liberalizzazione del movimento dei capitali;
  • Rigidità del cambio in modo da mettere al riparo i capitali dal rischio svalutazione;
  • Afflusso di investimenti esteri ;
  • Crescita drogata dai capitali esteri;
  • Shock esterno causato dalla crisi Greca;
  • Fuga dei capitali ed esplosione delle sofferenze bancarie.
  • Salvataggi bancari ad opera del governo e dei contribuenti Ciprioti (5,8 miliardi) ed Europei (10 miliardi).

Come abbiamo più volte detto trovare impieghi produttivi per una mole così spropositata di capitali in un isola grande meno di 10.000 km quadri è un impresa assai ardua; per questo le banche cipriote hanno reinvestito in Grecia, finendo stritolate dalla crisi ellenica. Si calcola che l’esposizione verso la Grecia era del 160% del PIL nel 2011.

Alla base di ciò vi è inoltre una chiara volontà non cooperativa dei governanti ciprioti i quali  hanno drenato capitali trasformando la loro isoletta in un paradiso fiscale, con una tassazione del 10% sulle società. Oltre a penalizzare i suoi partner Europei questa strategia di dumping fiscale ha finito per trasformare l’isola in un gigantesco centro di riciclaggio di denaro proveniente dalla Russia;

Per il Global Financial Integrity, organizzazione specializzata in report che tracciano appunto il rischio riciclaggio, nel 2011 Cipro ha attratto qualcosa come 120 miliardi di dollari di investimenti dalla Russia, mentre il flusso di capitali inverso ha sfiorato i 130 miliardi (tratto da la Repubblica).

Ora Monti e Grillo ci stanno raccontando da un anno che l’Italia era sull’orlo del default, che non potevamo pagare le pensioni e gli stipendi (qui), ma allora come ha fatto il nostro paese a pagare quest’anno 43 miliardi di euro per i salvataggi altrui?

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Come farà a rispettare l’impegno preso per il fondo ESFS pari 139 miliardi di cui 28 già versati quest’anno?

Non è per caso che i falliti sono gli altri ed i contribuenti italiani stanno intaccando i propri risparmi per salvare chi negli anni ha effettuato pratiche commerciali sleali e non cooperative?

E’ paradossale che si continui a sbraitare sulla corruzione e poi non si spende una parola se i soldi dei contribuenti italiani (1,8 miliardi) finiscano per coprire le perdite delle mafie Russe e del riciclaggio internazionale.

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Il penultimo grafico è stato preso dai Supplementi al Bollettino Statistico della Banca d’Italia http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimefp/2013/sb14_13/suppl_14_13.pdf.

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