L’economia postmoderna: i mercati finanziari – Pt.3

Prima di conoscere nel dettaglio alcuni aspetti dei mercati finanziari che condizionano in modo ormai così rilevante le politiche economiche nazionali, è importante farne una serie di classificazioni sulla base di alcuni aspetti.

Iniziamo col dire che per mercato finanziario si intende “un insieme di scambi che hanno per oggetto strumenti finanziari”.

Possiamo innanzitutto distinguere tra mercati creditizi e mercati mobiliari. La distinzione dipende dal grado di negoziabilità/liquidità dei rapporti tra le controparti.

Nel caso di specie, nei mercati creditizi il rapporto contrattuale tra le controparti è in genere diretto, bilaterale e personalizzato e il grado di liquidità (ossia la possibilità di smobilizzare i fondi investiti in modo rapido minimizzando i costi) è molto basso.

credito nazioni

Nei mercati mobiliari il rapporto tra investitore ed emittente del titolo è molto impersonale e il grado di liquidità degli strumenti è più elevato anche grazie al circuito “secondario” degli scambi, in cui lo strumento viene negoziato tra operatori diversi dall’investitore iniziale.

Una seconda distinzione basata sulla durata degli strumenti finanziari è quella tra mercati monetari e mercati dei capitali.

Nei mercati monetari gli strumenti scambiati hanno durata breve, in genere inferiore ai 12 mesi, e possiamo supporre che siano funzionali alla gestione temporanea della liquidità degli operatori finanziari. Esempi: BOT, tassi interbancari come EONIA, EURIBOR (nell’immagine sotto), LIBOR, ecc.

euribor-eonia

Nei mercati dei capitali gli strumenti scambiati hanno invece durata medio-lunga, e gli scambi potrebbero in teoria  (ma raramente nella pratica) essere dovuti a investimenti e impieghi di fondi a lungo termine. Esempi: titoli di Stato a medio-lungo termine (BTP, Bund, ecc), azioni, ecc.

Una terza classificazione rientra all’interno dei mercati mobiliari e fa riferimento al momento dell’emissione e dello scambio ed è la distinzione tra mercati primari e mercati secondari.

I mercati primari sono il luogo di transazione in sede di emissione dei titoli tra emittente e investitore iniziale in cui viene segnato il primo prezzo informativo per il circuito secondario, rappresentano inoltre il canale di presa di fondi da parte degli emittenti. Esempi: aste dei titoli di Stato, IPO, emissioni di obbligazioni da parte di società.

I mercati secondari sono il luogo (fisico o telematico) in cui avvengono le transazioni che hanno per oggetto i titoli mobiliari trasferibili in circolazioni che sono stati in precedenza emessi nel mercato primario. Hanno essenzialmente la funzione di garantire un certo grado di liquidità ai titoli e di fissarne un prezzo. Esempi: borse valori (nell’immagine sotto l’indice del NYSE)

NYSE

Un’altra classificazione, che sta in relazione alla natura degli strumenti finanziari e al momento dello scambio, è tra mercati cash e mercati derivati.

I primi, detti anche “mercati a pronti” (o spot), prevedono una regolazione dello scambio tra titolo e denaro immediata. Gli strumenti finanziari trattati sono in genere quelli base come azioni, obbligazioni, cambi, ecc.

I mercati derivati vengono così chiamati proprio perché gli strumenti trattati sono dei contratti che “derivano” e che hanno come sottostante gli strumenti finanziari base. La regolazione delle negoziazioni è a termine. Esempi: futures su indici azionari e commodities (nell’immagine sotto il future sull’oro), swap su tassi d’interesse e valute, opzioni, ecc.

future oro

Un’altra importante categoria di mercati da segnalare è senz’altro quella dei mercati dei cambi o valutari in cui sostanzialmente vengono decisi i prezzi delle varie valute nazionali rispetto ad altre valute estere.  Il mercato ForEx (foreign exchange market) è oggi il più grande mercato del mondo in quanto a transazioni effettuate. Esempi: euro-dollaro (nell’immagine sotto), euro-sterlina, dollaro-sterlina, euro-yen, ecc.

euro-dollaro

Nel mondo occidentale, nonostante un’economia reale in cancrena con livelli di disoccupazione che non si vedevano da più di 20 anni  e tassi di crescita nulli se non in diversi casi negativi, i mercati finanziari sembrano non essere per nulla in crisi. Registriamo infatti come le principali borse siano in ascesa ormai da bel po’ di tempo e i rendimenti dei titoli di Stato ai minimi (in particolare titoli tedeschi e americani sono a tassi reali negativi) o a livelli comunque bassi con relativi spread.

Quindi cosa c’è che non quadra? Perché questo scollamento tra la realtà e i mercati finanziari che quella realtà dovrebbero numericamente rappresentare?

Qui la prima parte.
Qui la seconda parte.

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Un commento

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