QUARTO POTERE

Nel 1941 all’età di 25 anni Orson Welles diede alla luce il suo capolavoro “ Quarto potere” in cui raccontava l’ascesa del magnate della stampa William Hearst. Welles aveva già intuito come nel mondo occidentale la tradizionale separazione dei poteri, risalente ai lavori di Montesquieu, fosse superata in quanto un nuovo potere si era affiancato a quelli tradizionali, ossia quello della stampa e dei media in generale.

In realtà, allontanandoci dal parallelismo cinematografico, il mondo occidentale ha veramente messo in cantina Montesquieu in maniera esplicita creando di fatto un nuovo potere:” il potere Monetario”.

In Italia ciò è avvenuto nel 1981 quando, senza nessuna consultazione popolare, il governatore Ciampi di concerto con il ministro del tesoro Andreatta stabilirono l’indipendenza della Banca d’Italia.

In precedenza infatti il potere monetario era subordinato al potere esecutivo e ciò veniva esplicitato nell’obbligo della banca centrale di fungere da prestatore di ultima istanza.  In altre parole se durante le aste parte dei nostri titoli rimaneva invenduta, il governo anziché farsi stritolare dagli alti tassi di interesse praticati dai mercati obbligava il proprio governatore ad acquistarli attraverso l’emissione di nuova moneta. Il nostro debito pubblico ha origine essenzialmente da questa scelta autoritaria e totalmente sbagliata. Infatti nel 1981 avevamo un debito del 58% rispetto al PIL mentre nel 92, in soli 10 anni, esso aveva raggiunto  il 124% nonostante una riduzione drastica del disavanzo primario sceso da -9,8 a -1,2.

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                                       (Spesa per interessi tra il 1980-2000)

Per capire la portata storica di quel provvedimento basta ricordare come nel 1976 la quota di debito pubblico detenuta dalla Banca d’Italia raggiunge il massimo con il 48% del debito complessivo.

Quindi di fatto con la separazione dal tesoro della Banca d’Italia l’esecutivo perde la facoltà di finanziare in deficit la spesa pubblica per reagire agli shock esterni(come ad esempio lo shock petrolifero degli anni 70) e di fatto risulta subordinato al potere monetario.

Inoltre un ulteriore elemento di debolezza del sistema è rappresentato dalla possibilità di asincronie fra politica monetaria e politica fiscale. Il governatore essendo oramai indipendente può addirittura neutralizzare le manovre fiscali del governo attraverso l’utilizzo strumentale dei tassi di interessi. Infatti un governatore che non condivide la politica economica di un governo senza nessuna legittimazione popolare può innalzare i tassi per sterilizzare una manovra espansiva dell’esecutivo.

Per fare un esempio pertinente la straordinaria politica espansiva di sostegno ai redditi ed al lavoro di Obama sarebbe stata impossibile da realizzare se la Fed di Bernake non avesse sostenuto il governo attraverso le 2 operazioni di “quantitative easing”.

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La FED è diventata il più grande detentore di titoli americani così come lo era la Banca d’Italia prima del divorzio. Il grafico successivo mostra quanti buoni del Tesoro USA la FED possiede.

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In altre parole l’esecutivo è oramai di fatto in subordine rispetto al potere monetario, fatto che trova massima espressione nel ruolo sempre più invasivo della BCE nella politica interna degli stati sovrani.

La BCE ad esempio lo dice esplicitamente: “La motivazione alla base dell’indipendenza della banca centrale consiste nell’opportuna separazione dei poteri rispettivamente di spesa e creazione della moneta. In fase pre-elettorale il governo di un paese potrebbe essere infatti tentato di abbassare i tassi di interesse, un intervento che rilancia l’economia nel breve periodo ma alimenta l’inflazione a più lungo termine, e in ultima analisi riduce il debito pubblico. Di conseguenza, l’indipendenza della banca centrale costituisce oggi un valore di molti paesi industrializzati e viene considerata un elemento essenziale per il buon funzionamento di un’economia.”

Quindi per evitare un abuso dei governi  in funzione elettorale, si sottrae al popolo l’unico strumento in grado di rilanciare l’economia ed abbassare il debito pubblico.

Un altro elemento di debolezza, per un paese come il nostro che ha una costituzione fondata sul diritto al lavoro, è la totale assenza di attenzione da parte della BCE verso gli obbiettivi di piena occupazione. Infatti a differenza delle altre Banche centrali la BCE persegue esclusivamente l’obbiettivo della stabilità dei prezzi senza mostrare alcuna attenzione al livello generale della disoccupazione.

Per capire l’assurdità di questa ideologia non è necessario spulciare gli statuti delle banche centrali, basta scaricare dall’appstore una nuova simpatica applicazione. Un app in cui ognuno di voi può divertirsi a giocare con la politica monetaria. Come vedete già da piccoli la BCE ci vuole inculcare il concetto che la politica monetaria non debba prestare alcun interesse verso il livello generale della disoccupazione; infatti mentre nell’analogo gioco predisposto dalla FED il giocatore deve perseguire l’obiettivo della stabilità dei prezzi e dell’abbassamento della disoccupazione (It’s your job to keep inflation low and stable and keep the unemployment rate near  it’s normal rate around 5%), la BCE ha tolto quest’ultimo parametro dal gioco.

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Un altro elemento di debolezza è rappresentato dall’impossibilità da parte delle autorità nazionali di incidere sul tasso di cambio. Infatti sebbene questo sia determinato sul mercato dalla legge della domanda e dell’offerta le banche centrali possono influenzarne il valore “acquistando” o “vendendo” valuta straniera (e corrispondentemente “vendendo” o “acquistando” valuta nazionale), al fine di raggiungere specifici obiettivi di politica economica e monetaria;

In un momento in cui nel mondo si scatena una guerra valutaria che vede le banche centrali al fianco dei rispettivi governi nel tentativo di ridare fiato alle loro rispettive economie svalutando la moneta, noi ci ritroviamo con una BCE immobile ed impassibile. Abbiamo un cambio sopravvalutato rispetto ai nostri fondamentali e ciò danneggia la nostra industria manifatturiera.

Il Sole 24 ore infatti ci dice che  “i danni alla competitività del made in Italy e del made in France sono già ben visibili, se è vero che la soglia di tolleranza è rispettivamente di 1,17 dollari per l’Italia e di 1,24 per la Francia. Stamane il cambio viaggia intorno a 1,35, e la settimana scorsa è arrivato a 1,37, dunque ben oltre quel tetto.

Mentre in Italia è assente qualsiasi dibattito sul tema, nel mondo l’indipendenza della Banca centrale viene messa in discussione e non già dai soliti premi nobel Krugman e Stiglitz ma addirittura dal capo economista del fondo monetario internazionale Olivier Blanchard, il quale si chiede:

“ Isn’t this going to lead to a democratic deficit in a way in which the central bank becomes too powerful?”

Il paradosso Italiano inoltre presenta un altra anomalia; non solo la Banca d’Italia prima e la BCE adesso sono totalmente indipendenti dall’esecutivo, ma addirittura lo condizionano fino al commissariamento. Infatti basti pensare ai vari Ciampi, Dini, Padoa Schioppa, Monti, tecnici provenienti da quegli ambienti che regolarmente cercano di commissariare il sistema politico italiano ed a cui la sinistra in questi anni ha relegato la politica economica.

Riassumendo, l’indipendenza della banca centrale dal potere esecutivo ha determinato in questi anni:

  • L’assenza di un prestatore di ultima istanza in grado di allegerire l’onere degli ineressi sul debito pubblico.
  • L’impossibilità da parte degli esecutivi di poter attuare politiche anticicliche attraverso  deficit spending.
  • La rinuncia al perseguimento dell’obbiettivo di piena occuazione.
  • L’impossibilita di agire sui mercati valutari al fine di regolare il proprio tasso di cambio in caso di shock esterni.
  • La presenza di un vincolo esterno i grado di sterilizzare e condizionare le manovre fiscali dell’esecutivo.

Col senno di poi possiamo dire che Orson Welles si sia sbagliato nell’individuare nella stampa il Quarto Potere,  ma ai suoi tempi c’era Roosvelt non Monti e Mario Draghi.

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