Il Lavoro, Whatever it takes.

Berlino, Angela Merkel incontra Enrico Letta

Il nostro nuovo premier Enrico Letta ieri è volato subito a Berlino per incontrare il cancelliere tedesco Angela Merkel. Ecco secondo me cosa avrebbe dovuto dire .

Carissimo  Cancelliere,

in qualità di nuovo Presiedente del Consiglio Italiano mi trovo oggi qui a testimoniarle la vicinanza tra i nostri popoli, in un momento in cui i nostri e i vostri destini sono inevitabilmente incrociati dalla comune appartenenza al progetto Europeo.

Il popolo Italiano in questi anni ha sempre dimostrato lealtà nei confronti di questo obbiettivo comune  anche a costo di sacrifici enormi e della rinuncia alla propria sovranità.

Nonostante il nostro paese centri poco con questa crisi, figlia della deregolamentazione e della liberalizzazione dei movimenti di capitali, delle bolle create dalle vostre banche nei paesi periferici, siamo stati i primi a scendere in soccorso dei nostri partner Europei.

Lo scorso anno il nostro paese ha contribuito ai programmi di sostegno finanziario dei paesi UEM per ben 43 miliardi e lo ha fatto indebitandosi, sotto il ricatto dello spread, a tassi spropositati per un paese sano come il nostro. Quest’anno ne verseremo 55,6 mentre l’impegno complessivo secondo uno studio di Unimpresa sarà di 300 miliardi fino al 2017.

Siamo il primo contribuente netto dell’Unione Europea, al cui bilancio diamo 5,9 miliardi l’anno, lo 0,38% del nostro PIL, mentre la sua ricca nazione si ferma allo 0,34.

Ci accusate di essere poco produttivi ma in realtà un lavoratore italiano, ha certificato l’OCSE, lavora 1774 ore l’anno, mentre i vostri si fermano a 1406. Siamo poco competivi è vero, ma sfido voi ad esserlo con una moneta  sopravvaluta del 20% rispetto ai propri fondamentali macroeconomici; nonostante ciò le nostre aziende, tra mille difficoltà, riescono ad esportare e a garantire saldi attivi della bilancia dei pagamenti con Francia, Inghilterra, Stati Uniti e tantissimi altri paesi.

Abbiamo in questi anni rinunciato ad ogni protezione per le nostre merci in nome del dogma della libera circolazione, ma ci siamo purtroppo scontrati con la slealtà del suo paese, il quale contraendo la propria domanda interna attraverso politiche di moderazione salariale, ha stritolato uno dei mercati più importanti per l’export delle nostre aziende.

Ci accusate di essere eretici verso il dogma dell’inflazione, dogma a cui avete relegato la politica monetaria Europea, ma è grazie a ciò che le vostre aziende hanno lucrato competività e surplus commerciali. Inoltre, cara Angela, a voler essere più precisi la crescita dell’inflazione nei paesi periferici è stata provocata dalle continue bolle immobiliari create dalle vostre banche, sempre alla ricerca dei rendimenti elevati assicurati dai paesi periferici.

Abbiamo un elevato debito pubblico, ma come ben saprai è stato determinato propria dalla lealtà del nostro paese nei confronti del progetto comune Europeo. In nome di questa lealtà, 30 anni fa abbiamo rinunciato alla nostra sovranità monetaria e alla possibilità di avere una banca che funga da prestatore di ultima istanza per i nostri titoli del debito pubblico. Dal 1981, data del divorzio del tesoro della banca D’Italia, abbiamo cominciato ad indebitarci a tassi positivi ed il nostro debito, negli anni precedenti sempre sotto la soglia del 60%, è raddoppiato in 10 anni arrivando al 120% nel 1994.

Lo abbiamo fatto per preparare il terreno al progetto Europeo che prevedeva una BCE indipendente dai propri cittadini e sorda verso gli obbiettivi di piena occupazione.

Abbiamo legato le nostre economie già nel 1979 aderendo allo SME, nonostante il nostro Presidente Napolitano, allora dai banchi dell’opposizione del PCI, ci ammoniva sulle nefaste conseguenze per l’economia italiana di quella scelta.

I cittadini Italiani hanno contribuito a caro prezzo, come lei sicuramente ricorderà, alla riunificazione tedesca; dovendo inseguire la scellerata decisione della vostra Bundesbank di alzare i tassi di interessi, per favorire l’afflusso di capitali verso la vostra economia, fummo costretti verso la fine degli anni 80 a finanziarci a tassi insostenibili per il nostro paese. Lo stesso  Mario Monti davanti alla commissione bilancio osservava:

“Il 1992 è stato per la Ceeun anno di disavanzi pubblici elevati, anche a causa della riunificazione tedesca”.

Ciò determinò un enorme pressione sul nostro debito pubblico che causò, insieme agli attacchi speculativi sulla lira,  la crisi del 1992 e la nostra uscita dallo SME.

Per restare agganciati al sistema monetario Europeo, sempre a testimonianza della nostra lealtà, il governatore Ciampi bruciò tutte le nostre riserve valutarie, pari a 48 miliardi di dollari,  ma alla fine fummo costretti ad uscire e a svalutare la nostra moneta in modo da riallienarla ai propri fondamentali.

A seguito dell’uscita dallo SME la nostra economia ed il nostro export vissero un periodo espansivo formidabile come testimonia l’audizione del governatore Fazio del 1996 alla camera.

“devo ricordare che l’Italia è il paese con il più alto avanzo commerciale del mondo; in questo momento, esso è maggiore di quello del Giappone.”

Nonostante questi precedenti dimostrino una palese volontà non cooperativa dei nostri partner europei abbiamo continuato ad inseguire il sogno, pagando addirittura una tassa per entrare a far parte del club. Abbiamo contratto il nostro budget statale per rientrare dentro gli stupidi parametri di Maastricht, massacrando la nostra sanità, il nostro sistema pensionistico, la nostra ricerca, l’istruzione, il welfare, la tutela del territorio. Nonostante ciò i primi a sforare tali soglie siete stati voi, amici tedeschi, nel 2003 per iniziare una guerra commerciale verso i vostri partner sostenendo le vostre aziende in maniera sleale.

Abbiamo sfregiato la nostra costituzione, si la più bella del mondo, inserendo al suo interno un inutile e stupida regola contabile che stride col suo cardine fondante che è e rimane il lavoro.

Lo scorso anno abbiamo spinto il nostro avanzo primario al 5%, riuscendo a rientrare sotto la soglia del 3% di deficit, in un momento in cui invece il nostro popolo si aspettava un sostegno e le nostre famiglie gridavano aiuto. La lealtà con cui abbiamo ubbidito alle vostre lettere, scritte a quattro mani col governatore Draghi, è stata totale ed oggi possiamo con orgoglio dire di essere i primi della classe. Infatti, mentre al nostro paese è stato imposto un amaro salasso alla Francia è stato concesso di sforare nuovamente il patto di stabilità ed alla Spagna altre due anni di tempo nel percorso di risanamento.

Siam tutti uguali, ma qualcuno è evidentemente più uguale degli altri, come i maiali di Orwell.

Le ho detto ciò perchè ho voluto testimoniarle la lealtà del proprio Italiano e dei sacrifici che esso ha dovuto sostenere per questo nostro progetto comune.

In nome del popolo Italiano le comunico che l’Italia ha già dato; da adesso in poi, in qualità di primo ministro del Governo italiano, farò di tutto, whatever it takes, per sostenere le mie famiglie e le mie imprese e garantire un futuro degno ai miei giovani cittadini.

Nel fare ciò il Governo Italiano si atterrà esclusivamente al mandato dei propri elettori e alla propria splendida Costituzione, mantenendo al centro della propria azione di governo un unico obbiettivo: il Lavoro.

Per raggiungere tale obbiettivo non rispetteremo i vincoli di bilancio imposti dai trattati Europei, nè il fiscal compact ed elimineremo il pareggio di bilancio dalla nostra costituzione.

Caro cancelliere, gli Italiani sono Europeisti, a quel sogno abbiamo regalato i nostri uomini migliori, ma se volete continuare a distruggere quel disegno, almeno non fatelo nel nostro nome, non nel nome del popolo Italiano.

Questo è quello che avrebbe dovuto dire ed invece

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