La causalità non è mainstream

Causality

La recente e ormai famosa scoperta dello scivolone di Reinhart e Rogoff rivela un tratto della superficialità intrinseca alla teoria economica mainstream. Quello che deve essere sottolineato è che, oltre al madornale errore di calcolo, questa vicenda è analoga ad altri “casi” della teoria oggi  dominante. Un errore ricorrente nei vari pezzi di questa visione è la scarsa importanza data alla questione della causalità. Se da un lato abbiamo gli strumenti per la costruzione di una relazione statistica tra due o più variabili macroeconomiche, abbiamo bisogno di una costruzione teorica che ne giustifichi i nessi causali. Nel paper sulla relazione tra debito e crescita, a mio avviso è proprio questo l’errore principale: se può essere vero che un elevato livello del debito pubblico può opprimere la crescita è altrettanto vero che un basso tasso di crescita può causare un aumento del debito (ovvero il rapporto debito/PIL può aumentare anche perché diminuisce il denominatore). In sostanza, la relazione causale non è chiara.

Questa non è sicuramente la prima volta che i sostenitori della “sintesi” si trascurano questo tema centrale. E’ possibile portare altri due esempi: uno di tipo macroeconomico e uno più legato alla sfera microeconomica.

Come già stato ripreso da keynesblog.com nella serie dedicata alla moneta endogena, la teoria quantitativa della moneta (TQM) soffre di un vizio simile. Infatti, l’eguaglianza proposta nella famosa equazione di Fisher (stock di moneta per velocità di circolazione uguale al valore monetario dei beni prodotti e scambiati) è semplicemente una relazione contabile. Sulla base di questo legame,  i propugnatori della TQM, e quindi di un ruolo di primo piano delle banche centrali nel controllare lo stock di moneta, sostengono agevolmente che l’aumento dello stock di moneta circolante abbia come conseguenza l’aumento del livello generale dei prezzi. Si commette così l’errore di attribuire potere esplicativo ad una relazione semplicemente vera per se.

Un errore simile è quello alla base della cosiddetta “contabilità della crescita”, per la quale il valore aggiunto aggregato eguaglia la somma dei pagamenti ai fattori produttivi (lavoro e capitale). Come evidenziato da Felipe e McCombie (2006), quest’uguaglianza riflette un’identità contabile che non contiene informazioni comportamentali ed è indipendente dall’esistenza di una funzione di produzione aggregata. La funzione di produzione aggregata utilizzata in ambito mainstream, ovvero la famosa Cobb-Douglas (C-D), è stata oggetto di numerose critiche. Oltre ai problemi relativi all’aggregazione (si veda la Controversia del Capitale di Cambridge), altre perplessità sono state evidenziate da Simon (1963) e da Shaikh (1974), secondo i quali siccome per stimare la funzione di produzione a livello aggregato è possibile utilizzare solo dati espressi in termini di valore, i parametri così ottenuti si limitano a catturare un’identità contabile. Quindi, non è corretto interpretare questa relazione come una definizione di comportamento: le caratteristiche tecniche delle funzioni di produzione aggregate non permettono di estrapolare informazioni sulla tecnologia alla base di una data “impresa rappresentativa”. Diversi studi hanno inoltre dimostrato come si possa avere una buona misura della C-D aggregata anche inserendo incongruenze nel processo di aggregazione, ad esempio nel caso in cui le condizioni di aggregazione vengano violate, o le relazioni sottostanti non siano del tipo C-D, o addirittura se si assuma la mancanza di una “funzione di produzione neoclassica” per la singola impresa. Questo dimostra come i risultati ottenuti attraverso la stima di una funzione C-D debbano essere presi con le pinze.

La recente vicenda degli “errori illustri” sottolinea ancora una volta come diverse basi della teoria economica mainstream soffrano di numerose ingenuità. La pretesa di definire un certo grado di causalità a partire da una data identità contabile non è semplicemente una questione teorico-astratta. Come abbiamo visto in questi ultimi anni, si tratta di una svista che ha come naturale conseguenza la strutturazione di decisioni di policy errate.

Bibliografia.

Inflazione e moneta endogena. Keynesblog.com http://keynesblog.com/2013/05/21/inflazione-e-moneta-endogena-il-pdf/

Felipe J., McCombie J. (2006), “The tyranny of the identity: growth accounting revisited“. International review of applied economics, Vol. 20, No. 3, pp.283-299.

Simon, H. A. and Levy, F.K. (1963), “A Note on the Cobb-Douglas Function”. Review of  Economic Studies. vol. 30, pp. 93-4.

Shaikh, A. (1974), “Laws of Production and Laws of Algebra: The Humbug Production  Function”. Review of Economics and Statistics Vol. LVI, pp. 115-20.

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